Nessun obbligo di trasferimento per le persone con disabilità che diventano anziane.

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Cosa accade quando una persona con disabilità compie 65 anni? Per lo Stato diviene ufficialmente anziana con il grave rischio di vedere andare in frantumi tutto quello che, fino al giorno prima, era il suo mondo.


Cosa accade quando una persona con disabilità compie 65 anni?

Per lo Stato diviene ufficialmente anziana, un cambiamento che, fino a poco tempo fa, comportava automaticamente anche una modifica dei servizi di riferimento.

Nella sostanza, al compimento dei 65 anni la persona con disabilità accolta in una comunità veniva, di fatto, ad essere dimessa per poi essere trasferita in un centro servizi per anziani: tale trasferimento non corrispondeva ad un effettivo interesse dell’utente ma ad un automatismo normativo che imponeva di considerare “vecchia” la persona seguita fino al giorno prima, una volta compiuti i 65 anni.

E questo a causa delle modalità di accreditamento e contrattualizzazione delle strutture residenziali che, di norma, prevedevano che le persone potessero rimanere in una struttura per persone con disabilità solo fino al compimento dei 65 anni.

E quindi, in nome di tale automatismo e di tale rigidità, poteva capitare che una persona con un determinato progetto ancora attivo e bisognosa di relazione venisse ad essere trasferita, da quella che considerava la propria casa, in una struttura tra anziani ultra ottantenni, tra soggetti bisognosi prevalentemente di cura e in un contesto poco adeguato e assai diverso rispetto a quello sperimentato fino al giorno prima.

Sappiamo bene come le RSA per anziani abbiano numeri, modalità e caratteristiche molto differenti da una residenza per persone con disabilità.

Consideriamo poi che le esigenze di una persona con disabilità fin dalla nascita sono molto diverse da quelle di chi ha una disabilità legata all’età.

Un passo decisivo per affrontare tale problematica è stato compiuto con la legge n. 112/2016 “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità’ grave prive del sostegno familiare” (meglio nota come Legge sul Dopo di noi), che “disciplina misure di assistenza, cura e protezione in favore delle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare” (cfr. Legge n. 112/2016, art. 1 , II comma).

Una volta si pensava che le persone avessero bisogni diversi a seconda delle condizioni anagrafiche ora, grazie a tale legge, sappiamo che l’età non può determinare la qualità della vita.

La legge 112/2016 ha, quindi, innescato una sorta di cambio culturale che richiederà lo sforzo dell’intero sistema assumendo come  principio quello del progetto individuale della persona, che porta con sé necessariamente la flessibilità nel sistema d’offerta.

 

In tale scenario si colloca la D.G.R. n. 152 del 16 Febbraio 2018, con la quale la Regione Veneto ha inteso affrontare “le nuove sfide poste dal processo di invecchiamento in atto nel settore della disabilità, anche attraverso la sperimentazione di forme e modalità innovative e flessibili che puntino ad ottimizzare i livelli di efficacia e di efficienza della risposta assistenziale”.

Attraverso tale D.G.R., la Regione Veneto ha, quindi, introdotto in via sperimentale per un anno dalla data del provvedimento, la seguente modalità procedurale.

Prima del compimento del sessantacinquesimo anno di età della persona con disabilità inserita in una Unità di Offerta per disabili, l’Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (UVMD) provvederà alla verifica dell’adeguatezza del relativo progetto personalizzato procedendo all’iscrizione della persona con disabilità nella graduatoria aziendale per l’accoglienza in un Centro di Servizi per non autosufficienti solo nel caso in cui le condizioni di salute e i bisogni evidenziati nel progetto personalizzato prevedano “setting” assistenziali riconducibili a quelli di una persona anziana non autosufficiente.

In altre parole, attraverso tale procedura sperimentale, il trasferimento della persona con disabilità che abbia compiuto i 65 anni presso una struttura per anziani non autosufficienti avverrà solo nel caso in cui trasferimento corrisponda ad un reale interesse dell’utente conseguente ad un mutamento delle sue condizioni.

Non possiamo che applaudire a tale provvedimento in quanto pienamente rispettoso dei principi di cui alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità che, come noto, mira a promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità.

La stessa Convenzione, nel condannare ogni forma di “discriminazione fondata sulla disabilità” individua nel cd. “accomodamento ragionevole” la risposta a questo tipo di problematiche: quante volte per affrontare e risolvere un problema è sufficiente attuare modifiche che, spesso,  non impongono un onere sproporzionato o eccessivo se adottati?

La D.G.R. n. 152/2018 della Regione Veneto ha dimostrato come  con un semplice “accomodamento ragionevole” si possa garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali.

 

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